Polly combina guai

Simon Reynolds (uno dei piu’ importanti critici britannici) mi ha scritto che il 2015 e’ stato un anno di poco interessante per la musica (gli chiedevo qualcosa di nuovo da ascoltare). Si Simon Reynolds, vi risponde se gli scrivete  Non se la tira oppure e’ semplicemente sempre collegato a gmail. Quello che accade oggi nella musica dice e’ “poco interessante”. Da inglese non si sbilancia come noi italiani che invece siamo abituati a far venire a galla le nostre emozioni con ben altre parole e gesti.

In effetti nel 2016 i miei gruppi preferiti sono quasi tutti morti, o non fanno reunion. Prevedo che tra 5 anni saro’ costretto ad ascoltare Cornelius Rifo e il Volo. Nel caso avvenga spero di diventare sordo prima e vivere della memoria di musica prima che tutto andasse a male.

A causa di una tristezza per tante porte che si chiudono e vite incrociate per un attimo  (blinking lights) ritorno  ancora agli anni ’90 a colei che incarno’ allora (e ancora oggi) la persona che vorrei avere come amica, moglie e in uno scenario piu’ realistico sorella spirituale.

Non so perche’ forse per l amicizia comune con John Parish l’accosto al signor Mark Everett. Inossidabile, eterea e terrena al tempo stesso, multiforme, ma sempre vera ed emozionante Polly Jean Harvey.

“Polly Jean è la ragazza con le mani più fredde e le labbra più calde
che abbia mai conosciuto.”
(Nick Cave)

Potrei dire che ha esaurito buona parte del vocabolario alternative rock insieme a Mr.E. Quel filone legato indissolubilmente alla voglia comunque di raccontare una storia e di mettere la canzone prima di se stessi.

Ascoltarla oggi e’ come lasciare la citta’, i cari vecchi e freddi neon e immergersi nel silenzio, in una terra antica ed eterna, riscoprire tutti gli stati emotivi sopiti. La morte dell’anima e’ un po’ piu’ lontana. Ma di certo Polly non e’ mai stata un personaggio solare. Torbida agli inizi, arrabbiata ma non solo. Scandalosa per alcuni testi e allusioni non rimane ferma. Dal primo album “Dry” del 1992 fino a “Is this Desire?” del 1998 i cambiamenti ci sono e tanti. Con in mezzo “To Bring you my love” in cui troviamo “Down By the Water”, “Meet Ze Monsta”, “C’mon Billy” e “Send His Love to Me”.  “Is this Desire?” rimane l’episodio piu’ eclettico da cui ricordo il video di “It’s a perfect day Elise” e “The Wind” in rotazione costante su MTV.

Caro Dio, la vita non è gentile. Persone nascono per poi morire. Ma ho sentito che c’è gioia indicibile. Distesa come una strada davanti a me.” (Angelene)

Uno dei dischi alternative da scoprire rimane la collaborazione con John Parish del 1998 “Dance Hall at Louse Point” da cui si ricorda l’emotiva “Civil War Correspondent”.

L’anima ribelle torna a farsi sentire e in “Uh Uh Her” ci sono un paio di canzoni che stendono a terra, tra riff pesanti e presenza vocale (tra cui la divertente “Who The Fuck”) che mandano a casa gli ultimi 15 anni di rock indie maschile a calci nel culo. Polly sale in cattedra.

The best is yet to come, perche’ l’eternita’ di alcuni momenti di “White Chalk” e soprattutto di “Let England Shake” sono inspiegabili. La piccola ragazza della campagna inglese stupisce ancora nel modo piu’ elegante possibile mostrando tutta la maturita’ di una persona che cambia con gli anni.

Non appena resto da sola, Il diavolo si aggira nella mia anima” (The Devil)

Il tema della guerra visto da un punto di vista esterno, senza dare giudizi politici rimane il filone principale dell’ultimo episodio nell’album “Let England Shake”

“Cos’è che solca il suolo del nostro glorioso paese?
Non aratri di ferro
Cos’è che viene seminato nel nostro glorioso paese?
non è grano né erba” (The Glorious Land)

Oggi vanno di moda artisti modellati per piacere ma in fondo senza speranza. PJ non e’ certo perfetta, ne’ carina. Ma se arrivo in Paradiso sono certo di trovarla la’ e allora potro’ guardarla negli occhi e dirle “ora sei tranquilla Polly Jean?”

 

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