90’s again – Il tempo è circolare

Tutto cio’ che riempie quel non-luogo chiamato indie rock portando con sè tutta una carica di autoreferenzialità (almeno in italia) lo fa promettendo un ritorno alla radice, alla semplicità, all’originalità. Tutti queste promesse definiscono più le intenzioni, più il modo di produrre e distribuire che il contenuto musicale o delle lyrics.

Il concetto di indie label esiste fin dal rhythm & blues degli anni ’50. Le etichette indipendenti dal circuito nazionale al quale non si potevano sicuramente opporre. Un esempio è la Sun Records. L’indie label probabilmente distribuiva dischi sul furgoncino che faceva il giro della contea. Ai tempi della radio Elvis probabilmente non sarebbe stato distribuito a livello nazionale se non avesse mollato la Sun Records per la RCA Victor sotto la guida del famigerato colonnello Parker.

Le altre tematiche meno capitalistiche sono la dichiarazione di indipendenza dalla corrente dominante del pensiero. E in effetti il lato “weird” dell’indie rock esiste eccome. In molti casi la «weirdness» si riduce ad una serie di soluzioni compositive meno usate di altri (canzone senza ritornello, finale infinito con volumi esagerati), ma nella maggioranza dei casi si riduce al lo-fi e al crossover di generi diversi tra di loro. L’indie rock non è un genere e dentro esso ci possiamo trovare tutto dal folk rock, armonie vocali, sintetizzatori, musica elettronica, banjo, archi, pop, heavy, hip-hop, campionamenti di altri brani, art-rock.

Come l’R&B era definito dall’audience a cui si rivolgeva, l’indie rock si potrebbe pensare come rivolto a una fascia di audience sicuramente tra i 20 e 30 anni. Non parla di ribellione, non parla di impegno sociale. E’ una dichiarazione di indipendenza di fatto contro le definizioni. La ribellione contro lo svanire della libertà portato dalla fine dell’adolescenza, il cercare di permanere dentro una situazione di eterno stallo tra l’onesto cazzeggio universitario e gli obblighi del mondo adulto tra cui il presentarsi in ufficio tutti i giorni alla stessa dannata ora. A volte sono i musicisti stessi a voler incarnare questa resistenza. Non di rado si incontra la figura non talentuosa, che si permette di fare tour e dischetti di poca importanza senza un reale seguito a giustificare la sua stessa esistenza (magari proveniente da famiglia facoltosa).

Questo rinascimento più voluto che realizzato nei fatti ha portato una serie di vantaggi/cambiamenti per il pubblico di riferimento:

  • – Concerti a basso prezzo del biglietto (quelli che già non compravano i cd ora possono anche pagare una cifra ridicola i concerti).
  • – Piu’ concerti locali del gruppo preferito, l’attività live è preferita alla pubblicazione discografica (per colpa degli stessi che non comprano più i dischi).
  • – Festival comunitari dove si respira l’atmosfera a metà tra vacanza e zapping musicale tra i 3 palchi disponibili. Una woodstock in miniatura senza folla oceaniche. Lo scazzo vuole non fare la coda anche per l’ingresso.
  • – Più scelta/novità nel panorama. Nuovi gruppi da seguire che nascono di continuo, una aumentata varietà dell’offerta.
  • – Vicinanza di linguaggio tra artista e ascoltatore. Spesso artista e ascoltatore se non sono coetanei e non hanno le stesse idee sulla vita, parlano però la stessa lingua, ironizzando su le cose che ci circondano (l’esempio dei Cani soprattutto con il disco d’esordio è degno di nota).
  • – Relazione con la musica lontana dal fanatismo ma più casual.

Se tutto questo non ha un preciso momento di nascita, ho voluto stilare quelli che per me sono i capostipiti di questo modo di fare musica. Piu’ precisamente torniamo in un intorno degli anni ’90 dove la corrente cosiddetta alternativa ebbe un momento di fioritura. I seguenti artisti hanno già usato e detto in quel periodo tutto quello che oggi viene riproposto in varia misura da gruppi e gruppetti, comprimari di seconda, terza o quarta generazione.

– I Pavement di Stephen Malkmus con il disco del 1992 Slanted and Enchanted considerato un capitolo importante della musica indie lo-fi. Californiani sono l’essenza del gruppo con produzioni low-budget e l’etica surreale/hippie/criptica sulla provincia americana. Ottimi per un viaggio con gli amici verso la spiaggia.

Guided by Voices dall’Ohio. Altro gruppo lo-fi dedito in alcuni momenti alla registrazione su 4-tracce a nastro. piu ‘di 20 album in carriera piu’ lavori solisti del leader. mischiano psichedelia, garage e prog su brani spesso brevissimi.

Elliott Smith.Il suo disco di debutto fu realizzato con un microfono economico, un 4 tracce e una cantina come studio. Pubblicato dalla Cavity Search dell’Oregon. Elliott Smith suona tutti gli strumenti. E’ un disco acustico da songwriter emblematico di un certo modo di proporre musica e di un mood acustico secondo le stesse parole di Elliott assolutamente fuori luogo nel 1994 dove «c’erano solo il Nord ovest, Mudhoney e Nirvana».

Neutral Milk Hotel. Con In the aeroplane over the sea, il campagnolo e disoccupato Magnum mischia elementi punk a songwriting folk e psichedelia. Aeroplane diventa uno dei vinili piu’ venduti nel 2008 grazie alla successiva ristampa. Nel momento di maggior successo dovuto all’album in una mossa assolutamente alternative si sciolgono rifiutando tour e offerte di concerti con gli R.E.M.

The Magnetic Fields attivi dal 1990 pubblicano nel 1991 69 Love Songs un set di tre CD con 23 canzoni ciascuno. Si ricorda la canzone book of love dotato di un testo particolarmente efficace. La band usa una strumentazione alquanto disparata passando dall’elettronica alla formazione completamente acustica.

Yo La Tengo. Il prototipo di band “artsy” cioè non conforme ai più diffusi canoni stilistici. Vengono da Hoboken, NJ e sono guidati da Ira Kaplan e Georgia Hubley. Qui siamo nell’ambito noise pop. Atmosfere tranquille e rilassate. Un buon esempio della loro produzione è Moby Octapad brano dall’album del 1997 I Can Hear the Heart Beating as One.

My Bloody Valentine di Kevin Shields e Belinda Butcher da Dublino. Lo stile vocale che ha ispirato gruppi come Lush e il genere shoegaze e il mix con le voci nascoste dietro un muro di chitarre (oggi suona gia’ datato ma ripreso da molti). Album del 1991 Loveless definisce le coordinate del classico indie-rock.

Uncle Tupelo di Jeff Tweedy e Jay Farrar successivamente fondatori rispettivamente dei Wilco e dei Son Volt. Ritorno alle origini del folk. No Depression titolo del loro debutto nel 1990 è il richiamo ad una canzone della Carter Family.

Whiskeytown dal Nord Carolina con a capo l’iperprolifico, sempre fatto ma attaccato alla tradizione come pochi Mr. Ryan Adams. Un altro ritorno al vecchio country e al vecchio folk. L’etichetta della band si chiama Mood Food.

Beck vero nome Beck Hanson di LA. Proveniente da autoproduzioni nell’indie scene nel 1994 pubblica con la Geffen Records il disco Mellow Gold con la hit Loser. Beck rappresenta il lato più patchwork dell’indie con drum machine, campionamenti, riletture di generi ma rimanendo dentro un ambito pop. E’ l’indie sdoganato da MTV, sul quale vengono passati spesso i suoi videoclip per obbligo morale dotati della weirdness di cui sopra.

L’acqua è bagnata, il cielo è blu ed è impossibile non citare i  Sonic Youth.  Menzione d’onore per Daydream Nation (1988) tra gli altri album. Alfieri e i padrini del fronte alternative e noise USA, quello che faceva sanguinare le orecchie senza mezze misure. Emblematico come struttura e poetica il brano Schizophrenia del precedente Sister del 1987. Gruppo stoicamente indie non entra mai nella sfera dei grandi neanche quando i Nirvana nel 1991 sdoganano definitivamente dissonanze e feedback su MTV.

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