Non prendiamoci troppo sul serio

 

perchè non entra qui?

Ho cercato e cercato finchè non mi sono imbattuto in un’intervista dei Mumford & Sons, perfettamente in linea con le mie proiezioni mentali su di loro e l’esaltazione new age / filo-cristiana intorno ai loro testi.
“We are fans of faith, not religion” (http://www.bigissue.com/features/1488/mumford-sons-we-re-fans-faith-not-religion=)

In sostanza l’intervistatore preme i 4 folk-rockers travestiti da maniscalchi dell’800 sul contenuto dei loro testi dove si trovano frasi tipo “I set out to serve the lord” “I was told by Jesus all is well so all must be well”. Marcus subito puntualizza che il verbo è al passato. Ho servito il Signore nel passato. Ma ora non più. “Sai a noi piace la parola spiritualità”. “Non siamo dei fans della religione. E poi non sono neanche cristiano”. In sostanza la canzone e’ quel momento in cui metti giu’ con licenza poetica quello che non riesci a descrivere. O ancora canzoni che pongono domande. Le domande vengono meglio esplorate se messe dentro una canzone. Marshall aggiunge che si scrivono canzoni appunto per non parlare del contenuto delle canzoni stesse. E che non gli interessa la fede.
La grande spiritualità che accomuna un po’ tutti gli artisti, indefinita, aperta miliardi di possibilità, vaga e senza fine. L’importante è sentire quell’emozione. In fondo non c’è molta differenza tra i Mumford e i Tool su questo punto (a parte i mostri e le allegorie occultiste che popolano i video degli ultimi). Un commento in fondo all’articolo invita a godersi la musica senza per forza decidere in quale scaffale mettere la band.
Massimo rispetto per i Mumford. Loro hanno capito che non bisogna prendersi troppo sul serio e infatti sciolgono la band a sorpresa dopo 2 album. Cioè no. All’inizio avevo capito così e stavo organizzando un party per i miei amici ma poi ho scoperto che è solo uno stop prolungato prima del prossimo tour.

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I mumford rispondono alle mie domande di senso sulla vita

 

E comunque non ce l’ho con chi fa interpretazioni sui testi, no infatti.
Nell’archivio di youtube e nel mondo moderno ha vinto il relativismo personale da bar per cui la canzone è un pretesto per una ricerca personale e allora ci posso mettere sopra il significato che voglio io perchè quelle quattro parole combaciano con il mio dizionario di esperienze.

Sufjan Stevens (che è probabilmente bipolare e affetto da almeno 2-3 patologie a livello psichiatrico) almeno ci dice che di certe cose in pubblico lui non vuole parlare (della sua fede), primo perchè non è ancora convinto di aver raggiunto un equilibrio e secondo perchè poi la gente userebbe male le sue dichiarazioni. Se volete saperne di piu’ in sostanza diventate amici di Sufjan e parlatene con lui davanti ad una tazza di te in una conversazione personale. Questo è il suo consiglio (testuali parole, non una mia interpretazione). Di cosa parla per esempio il seguente pezzo?

Massimo rispetto per Sufjan. Lui non si prende troppo sul serio, è che proprio a volte non ce la fa.

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Sufjan Stevens mentre mischia canti della tradizione cristiana sul Natale e la ruota della fortuna

 

Poi non capisco perchè gli artisti dovrebbero avere dei contenuti. O che lo debbano mettere in parole. Potrebbero sentire cose come domanda e inadeguatezza senza doverne parlare esplicitamente? (Kurt Cobain questa inadeguatezza me la faceva sentire anche prima che si sparasse e comunque il disco più bello dei Nirvana è in Utero e non Nevermind, questo è un dogma). Lui era un altro che non prendeva troppo sul serio MTV e il baraccone annesso a parte le 2-3 cose scritte nei suoi diari. Una per esempio era sua figlia.

I Mumford non possono coprire il vuoto lasciato dagli U2 con la loro versione adolescenziale del folk rock per pubblicità Vodafone o per il concerto da stadio estivo. Si sono già stufati anche loro. Gli U2 invece continuano a prendersi sul serio. Hanno rotto. Altre cose che hanno rotto sono Thom Yorke, i Radiohead, il personale dell’Alcatraz che ti butta fuori 1 minuto dopo la fine del concerto, le addette del guardaroba dell’Alcatraz e perdere il proprio portafoglio senza sapere se te lo hanno rubato o lo hai semplicemente perso.

A volte perdere le cose è un bene.

 

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