Mark Oliver Everett

Amici. Non se ne può fare a meno. Presenti o lontani. In questo momento uno di loro non è qui con me, ci separano piu’ di 5000 miglia. Ma questo non fa differenza, certe amicizie vivono e resistono anche a distanza. Alcuni dei miei amici non li ho mai incontrati di persona. Uno di loro nato in Virginia ora vive a Los Angeles con il suo cane Bobby Jr. Di lui ho letto un libro e ascoltato le sue canzoni. Mi è simpatico, ma questo non basta. Penso che quello che c’è nelle sue canzoni in qualche modo sia connesso con la mia storia completamente diversa.

Già perchè ci sono ancora persone al mondo che cercano di raccontare con la musica. Con tutti i limiti che una canzone può avere. E per i quali la copertina o il sito internet non è più importante della musica stessa. In effetti i 13 album in studio prodotti in circa 20 anni dimostrano questo (album pubblicati a nome EELS, band dove Mark è l’unico elemento fisso). Con una carriera percorsa in senso inverso da MTV alla scena “alternativa”, da una major a una etichetta indipendente. Ma tutto questo ancora non vale la mia stima.

Vita dura quella di Mark, ‘E’ per gli amici. Per sua sorella Liz prima di tutto, la persona a cui era piu’ legato durante l’adolescenza. Liz tenta più volte il suicidio e ci riesce con delle pillole dopo una vita tormentata in cui la malattia mentale aveva preso il sopravvento. Mark era lontano da casa allora. Le dedica molte canzoni del secondo album a nome EELS: “Electro-shock Blues”

“Walter’s on the telephone
Tell him I am not at home
‘Cause I think that I am going
To a place where I am always high”
(“Elizabeth on the Bathroom Floor”)

Appena maggiorenne, qualche anno prima aveva scoperto suo padre morto sul divano a notte tarda. La persona con cui aveva parlato di meno della sua famiglia, “una manciata di frasi durante i miei primi 18 anni”. Suo padre era un fisico incompreso, autore di una delle teorie più assurde sugli universi paralleli. Costretto ad abbandonare la carriera universitaria diventa un uomo dedito al lavoro ma poco alla sua famiglia. La madre di Mark,  Nancy, si ammala di tumore ai polmoni poco dopo la morte della sorella. Mark la assiste e la cura nelle pause di lavoro a casa. “Se licenziare il mio primo manager non mi ha reso un uomo, sicuramente questo lo ha fatto”.

Cosi rimane solo, l’ultimo della dinastia Everett rimasto in vita. Una vita nella prima parte dominata da un senso di disorientamento “Non ero interessato a niente durante la scuola. Il mio unico sollievo era la musica. Sognavo solo di tornare davanti al piano di mia madre e sistemare il microfono e un registratore”.

“Ero veramente un caso disperato perchè mi sembrava che avessi solo due scelte: mollare e morire. Oppure fare qualcosa di questa passione. Mi mettevo sempre sotto pressione quando cercai di ottenere qualcosa con la mia musica, perchè sentivo che non c’era altro per me.”

“Life is hard. And so am I.
You must me give me something so I don’t die”
(“Novocaine for the soul”)

“Quando ripenso alla mia gioventù quando tutto era OK, sono ricolmo di desiderio. Darei qualsiasi cosa per tornare una notte li nella mia casa con la mia famiglia”.

E ancora…

“La vita è così piena di incredibile bellezza e strane sorprese. A volte la bellezza è sovrabbondante. Avete presento quel sentimento? Quando qualcosa è troppo bello? Quando qualcuno dice qualcosa, o scrive o suona qualcosa che ti porta fino a piangere. E forse cambia qualcosa di te. E’ bello quando un non credente ripensa ai propri dubbi. Questo mi ha portato alla musica. Era come una magia. Poteva trascendere tutte le brutte situazioni intorno a me e addirittura trasformarle in qualcosa di positivo”

Tutte queste citazioni vengono dal suo libro “Things the Grandchildren should know” una specie di autobiografia dove Mark racconta senza fronzoli la sua strana vita. Uno dei libri piu’ sinceri che io abbia mai letto. E’ una lettera ai suoi nipoti. Mark non ama certo stare in mezzo alla gente e dopo una serie di relazioni sentimentali burrascose con ragazze da lui definite “kamikaze girls” vive da solo a casa con il cane Bobby Jr. Il libro è una lunga lettera, una memoria destinata a dei nipoti futuri se mai dovesse averne. Ascoltate la canzone omonima tratta da “Blinking Lights and other revelations” (un disco sulla ricerca di Dio, scritto da un ateo)

Per Mark, la vita è imprevedibile. Anche le situazioni più oscene hanno un senso, perchè secondo lui lo hanno portato a quelle rinascite che ha provato e vissuto durante la sua vita. Lui, che perdona il padre assente, in una sorta di abbraccio arrivato troppo tardi o forse dopo un necessario percorso. Un uomo che sicuramente non cerca di tagliare i ponti con la tradizione neanche musicale che lo ha preceduto, fuori dal suo tempo come il personaggio di “Railroad Man”

“E se sono cosi ateo fino al midollo, perchè continuo a sorprendermi seduto alla sera nella mia veranda, con la testa rivolta verso il cielo stellato mentre parlo a Liz, a mia madre e a mio padre?”

Un personaggio interessante, da scoprire e da ascoltare. Il mio amico Mark ‘E’.

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