First circle

La frase di Mark Hollis, ex leader dei Talk Talk (http://users.cybercity.dk/~bcc11425/) and ex musicista (ultima produzione datata 1998) mi aveva ricordato che bisogna avere una ragione per cominciare a suonare e scrivere canzoni. Non lo sapevate? Male!

A volte queste ragioni sono proprio serie (e a volte un po’ meno) ma la musica rimane un business di entertainment almeno così ci vogliono far credere. Questo nell’era gloriosa di MTV cioè gli anni 90′. Ora invece dobbiamo vedere (da quando MTV è diventata una tv generalista) teen mom, persone con problemi di peso litigare con il proprio personal trainer e ragazzini viziati con case da 16000 mq.

Tornando al vero punto della questione, la recente morte di Amy Winehouse è stata commentata da John Waters (scrittore e opinionista irlandese classe ’55):

http://www.ilsussidiario.net/News/English-Spoken-Here/Arts-Entertainment/2011/8/2/AMY-WINEHOUSE-Between-the-mud-of-the-earthly-delta-and-the-heavenly-firmaments-/198299/

Diverse cose che dice hanno (come solo il genio sa fare) messo una prospettiva diversa davanti a quello che passa nella comunicazione di massa.

Viviamo in un periodo dove la si enfatizzano tutti gli aspetti a corredo della musica all’infuori della cosa più importante: la musica. E questo sembra valere per i circuiti principali (MTV e i pochi altri canali a disposizione) e i canali alternativi (vedi l’indie già soffocato dall’autocelebrazione). Al massimo una sterile riproposizione del passato che schiaccia la creatività e soffoca qualsiasi stimolo ad uscire dal proprio giardino dove l’erba è sempre meno verde. Ma tanto non è verde neanche quella del vicino…

Il punto di partenza per Waters è appunto che negli ultimi 50 anni di storia il R’n’R è stata una delle forme più potenti per trasmettere o condividere la parte più intima, il cuore del nostro essere umano. Condividere perchè è una condivisione tra artista e pubblico, una sorta di canale privilegiato.

L’opinione dell’autore è che l’essere come lo è stata Amy la voce di tanti cuori feriti, ha un prezzo da pagare. La sensibilità porta con sè un genio espressivo e al tempo stesso una esposizione maggiore ad essere feriti, a sentire il limite e all’autodistruzione. Nel momento del concerto quando si è insieme ad altre migliaia di persone ci si trasforma in qualcun altro. E’ uno stato temporaneo in cui si sfiora la creazione e la divinità, un potere quasi assoluto per poi bruscamente ritornare sulla terra. Come diceva George Best, dopo che hai giocato davanti a 100,000 persone che inneggiano il nome, puoi forse rimanere quello di prima?

La droga e l’abuso altro non sono per alcuni un modo per rallentare più dolcemente, per attutire la caduta, per addolcire questo salto. Anzi per Waters non si puo’ avere la sensibilità espressiva senza avere questa punizione o tendenza all’autodistruzione.

Alcuni modi a disposizione, quasi essenziali. Quasi poichè altri come Dylan, Bono, Cohen e Springsteen hanno saputo evitare una fine prematura grazie allo sviluppo di un lato “spirituale”. Altri più immaturi, e troppo giovani no.

L’ostacolo secondo l’autore è il mondo intero che cerca di oscurare questa condizione, tradendo le vere origini di quello che è il sentimento che muove tutta la musica del rock’n’roll hero.

Tutta la musica contemporanea nasce dal blues e dal gospel, dice ancora Waters. Forse bisognerebbe ripartire dalle ragioni di quelle origini per riscoprire questa condizione. La musica è di fatto ridotta a un business, un intrattenimento. Il processo vitale del canto viene trasformato a una ripetizione di una forma prestabilita. Al massimo lodata per l’intensità. Che diventa solo un fatto tecnico.

Come suggerisce l’autore si parla di passione nella musica, ma senza sapere per cosa è questa passione. Io per mio conto ho sempre visto in Amy Winehouse un ennesimo fenomeno dell’eterno ritorno (prossimamente nel post su retromania, work in progress…) ma mi piace il fatto di poter pensare che c’è sempre di più dietro. La crudeltà nel riportare le notizie su una vita finita cosi male mi spinge a guardare oltre.

PS : Perchè first circle. Pensavo all’immagine di chiudere un cerchio, di definire un punto e un arrivo. Ma l’immagine si presta meglio a chiudere una questione che di fatto non si chiude, o meglio che gira in tondo senza mai arrivare a un punto.

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